Villa per ricevimenti in Campania - Villa Vargas

VARGAS (DE) MACHUCA.

Motto: Asì Machuca, che significa “Così maciulla”. Roma, Napoli e Spagna. […]
Trae la sua più antica origine dal patriziato dei Goti di Spagna, […]
A questa classe appartennero certamente i Vargas sin dal secolo VIII e lo stesso nome, che in lingua gota significa «padre buono», lo prova.
Il re Alfonso VI, in un documento del 1084, nomina Jacopo Gabriel de Vargas tutore dei suoi figli e, ricordando i meriti di suo padre Roberto che conquistò la bandiera del re moro, Mulahazen nella guerra delle trincee di Bornedo, dice che Roberto discendeva da Tomàs Luna de Vargas, delle frontiere del Ferrol, che con i suoi uomini e cavalli andò, al pari di altri hidalghi, a combattere sotto le insegne del re Pelayo a Covadonga (718).
Il detto Jacopo Gabirel de Vargas ebbe tre figli, il primo dei quali, a nome Ivàn o Juan, accompagnò Alfonso VI alla conquista di Madrid (1083), e vi fondò la sua Casa Solariega, una delle più antiche di Spagna, nella parrocchia di San Juste, mentre i suoi fratelli costruivano le loro Case in Toledo (1085). Ivàn de Vargas fu Rico-hombre di Castiglia.
Quella di Rico-hombre è stata per molti secoli la più alta dignità di Spagna, sino a quando, verso la fine del secolo XV, sotto Enrico IV, furono sostituiti dai Grandi. Venivano consultati in tutti gli affari più importanti, accompagnavano il re e ne confermavano le Cedole e i Privilegi. […]

Uno dei figli di Ivàn, a nome di Pedro Ibañez, partecipò alla conquista di Toledo (1085) e ne fu compensato dal re Alfonso VI con territori di Benhalabia e Dariel, a mezza lega da Toledo, che presero il nome del nuovo proprietario, il quale fu perciò il primo signore feudale di Vargas.
Dal detto Pedro Ibañez nacque Herman Perez, secondo signore di Vargas, il cui trinopote, Pedro Fernandez, prese parte alla battaglia de Jas Navas di Tolosa (1212), nella quale la più alta nobiltà di Spagna fece prodigi di leggendario valore.
Da lui nacquero: Juan Perez, sesto signore di Vargas, cavaliere di Calatrava (1245), progenitore de Iramo dei marchesi di S. Vincenzo che nel 1658 si stabilì in Napoli, Garci Perez e Diego Perez de Vargas.
Il nome di Garci Perez de Vargas, il celebre conquistatore di Siviglia e delle cui gesta sono piene le storie di Spagna, fu immortalato nella lapide che sino alla fine del secolo XVIII si trovava sulla porta della Carne in Siviglia. […]

Garci Perez e Diego Perez de Vargas si coprirono di gloria in moltissimi episodi di quella guerra; e sono stati perciò celebrati quali purissimi eroi da stare bene al pari del Cid Campeador […]

Sul Rio Guadalete avvenne la gesta leggendaria di Diego Perez de Vargas, era reputato uno dei più intelligenti e valorosi capitani. Avvenne che nell’ardore del combattimento avesse avuto rotto la spada e la lancia; ma Diego Perez non si perdette d’animo e, fulmineamente, strappò da un ulivo un nodoso ramo e, agitandolo a guisa di clava, si lanciò nel folto della mischia, e fece strage grandissima di mori. La gesta fu così straordinaria che don Alvaro Perez de Castro, per incoraggiarlo maggiormente e per additarlo ad esempio agli altri cavalieri, gridò più volte:
«Asì, asì Vargas Machuca», che vuol dire: «Così, così Vargas stritola, maciulla». Fu questa l’origine dell’appellativo Machuca, che molti della stessa stirpe aggiunsero al cognome Vargas. […]

E quando, dopo sette secoli di gloriose crociate, i mori furono scacciati completamente dalla Spagna, i Vargas andarono a morire da eroi sotto Malta […]

E nel nuovo continente i Vargas andarono a piantare la croce e a diffondere il nome e la civiltà di Spagna. […]

Il ramo stabilito in Napoli sin dal 1658 è ormai l’unico superstite di quello illustre e storicamente celebre dei marchesi di S. Vincenzo, discendente per la linea retta maschile, attraverso 25 generazioni, da Ivàn de Vargas (1085). In trecento anni di vita italiana questo ramo si è dimostrato degno della sua storia millenaria, cumulando dignità, uffici, onori e altissimi titoli nobiliari e illustrando copiosamente la nuova patria. […]

Martino de Vargas y Sotomayor comandante del castello di algeri, detto il Peñon di Velez, lo difese strenuamente con soli 150 soldati nell’assedio che vi aveva posto Solimano II detto il Barbarossa. L’assalto finale fu infatti sferrato dal re di Algeri con 45 navi e molta artiglieria ed il Peñon fu espugnato dopo epica lotta, il 21 maggio 1529, quando la guarnigione era ridotta a 25 uomini. Martino de Vargas si comportò da vero eroe; difese da solo la porta del castello durante 4 ore, con la spada che roteava con ambo le mani; finchè esausto per le ferite fu preso da 4 mori e condotto innanzi al vincitore. Questi, ammirato da tanto eroismo propose a Martino di dargli in moglie la figlia con grandi ricchezze, a condizione che rinnegasse la fede cristiana. Il nostro eroe così rispose: «Non voglia Gesù Cristo che per paura della morte io commetta simile delitto e rinneghi Colui che è morto per la mia salute e la Vergine Maria mia Signora» e dirigendosi ai compagni prigionieri disse: «Signori e amici, moriamo da cavalieri di Gesù Cristo che presto vedremo nella sua gloria, prima questo cane infedele nemico del nome cristiano» Barbarossa accecato dall’ira, ordinò allora che Martino fosse squartato in sua presenza. Morì il santo confessore recitando il Credo. Il suo nome è segnato nel martirologio della Chiesa di Madrid; e fu iniziato il processo canonico di beatificazione. […]

Ruy Perez de Vargas difese strenuamente (1550), la Goletta di Tunisi contro il corsaro Dragut. Morì in modo leggendario, coperto di ferite ed incoraggiando i suoi soldati alla resistenza ad oltranza. […]



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